XXII Mostra Orticola, maggio 2017

Non mi sono accorto di un errore nell’impostazione della pubblicazione degli articoli del Blog a causa al quale gli ultimi articoli pubblicati erano visibili solo dal mio computer… Pubblico quindi nuovamente queste poche righe sulla mia partecipazione all’edizione 2017 di Orticola a Milano.

5-7 Maggio 2017, XXII Mostra Orticola. L’edizione di quest’anno del celebre flower show milanese ha per tema le piante spontanee: “Piante italiane per il giardino italiano” è, per la precisione, il titolo scelto.
Non poteva esserci tema migliore per la mia prima partecipazione a questa importante kermess del vivaismo e della cultura del verde.sdr
Nel mio piccolo stand dalle cassette gialle, ho portato a Milano 82 specie diverse di piante, prevalentemente erbacee, ma anche qualche arbusto e un albero. Moltissime di queste specie sono state scelte tra quelle della flora italiana, più o meno comuni, ma tutte, a mio avviso, interessanti per l’uso in giardino.

Il tema delle piante spontanee è per me un ambito di continuo approfondimento e scoperta, e nel mio sperimentare è costante la ricerca, tra le piante che la variegata flora italiana offre, di quelle che sono più interessanti da usare nei nostri giardini, sia per l’aspetto ornamentale che per la loro natura, che le rende adatte al nostro clima, e, a seconda della provenienza, a determinate situazioni ambientali (reazione del terreno, presenza di umidità, e quant’altro).

Oltre a questo, portare in mostra le piante della nostra flora significa anche sensibilizzare l’attenzione verso l’ambiente circostante, e parlare di piante che sono amiche dell’ambiente, degli insetti e degli uccelli che dovrebbero sempre vivere nei nostri giardini.
Se le piante spontanee sono i fiori che coloravano i giardini antichi, oggi è invece difficile vederle all’interno di un giardino. Nel corso della fiera mi è stato chiesto se immaginassi il perché; penso sia difficile dare una risposta in una battuta, ma sicuramente su grande scala una parte della responsabilità è dovuta al vivaismo più omologato e legato ai grandissimi produttori, che, riempiendo i bancali dei vivaisti al minuto di un unico catalogo di piante composto per lo più da appariscenti ibridi super rifiorenti, ha abituato l’occhio delle persone e i loro giardini a piante dall’aspetto ben diverso da quello delle piante naturali: composti ed educati cespugli di foglie variegate, ornati per intere settimane di numerosi fiori dai colori intensi ingolosiscono l’acquirente che entra in vivaio, e ne appagano il bisogno immediato di bellezza. Ben diverso è con le spontanee e le loro bizzarrie: a volte sono disordinate tanto da sembrare “maleducate”, fioriscono

per tempi relativamente brevi in confronto alle altre, sono funzionali alla riproduzione della pianta stessa, e i fiori stessi sono talvolta piccoli e poco sgargianti. Poco accattivanti? No, per nulla: sono sempre una delicata sorpresa.

Intanto le spavalde iper-fiorifere commerciali sono frequentemente piante menzognere, che dopo aver deliziato gli occhi con un’intera stagione di fioritura (noiosamente tutta uguale), cedono alla fatica spegnendosi, senza essere in grado di affrancarsi in modo proficuo, oppure non resistono bene alle condizioni pedoclimatiche in cui si sono trovate a dover vivere. Se questo però può essere tanto vero quanto falso, considerando la quantità di piante a cui abbiamo accesso, un aspetto delle spontanee è indiscutibile, e si tratta della grazia e della delicatezza, di quella effimera bellezza che si attende di anno in

anno, che solo un prodotto puro della natura può avere ed offrire, e quanto questo è  vero, è vero anche che una pianta autoctona porta all’interno nel nostro giardino il paesaggio d’Italia, con la bellezza della verità.

Ritornerò sul tema prossimamente perché ora come ora mi sta conducendo su un binario differente rispetto a quello da cui ero partito, vale a dire la mia partecipazione ad Orticola.

Sono particolarmente orgoglioso di aver partecipato, oltre che per la caratura della manifestazione, anche per gli incontri felici che nei tre giorni di apertura al pubblico ho avuto modo di intrattenere. Mi ha reso molto felice poter parlare con appassionati di piante e di giardinaggio, del mio lavoro come giardiniere paesaggista, e delle piante che produco. Passare qualche minuto a parlare della Lithrum salicaria, e di come usarla in giardino, o della Clematis recta, omnipresente nei libri di giardinaggio inglesi ma semi sconosciuta nei giardini italiani, o della curiosità e particolarità di alcuni endemismi della Alpi è un piacere impagabile che va ben oltre lo scopo “ufficiale” della partecipazione alla mostra.

Intanto, tra una chiacchierata e l’altra, mi sono ritrovato con un premio da parte della Giuria Botanica.
Inatteso quanto gradito: il premio speciale “ai piccoli vivaisti” ha coronato questi tre giorni con una sorpresa che non dimenticherò mai.
Attendendo la prossima edizione, inserisco qualche foto di questa mia prima partecipazione.

Spero il prossimo anno di moltiplicare le chiacchierate e gli incontri con gli appassionati, naturalmente invitando chi legge questa mia breve memoria a passare a trovarmi!